Sesta Tappa: una sera, un Uomo ed uno Sciacallo…
Una sera d’inverno, ai piedi di una montagna, uno Sciacallo ed un Uomo si riscaldavano davanti ad un fuoco acceso con dei rami secchi. Entrambi condividevano il tragitto e decisero di fermarsi per affrontare la notte. L’aria era fredda e leggera e i due, lasciando perdere almeno per quella sera i pregiudizi e la diffidenza che regnavano tra le due specie, si sedettero uno a fianco dell’altro
Che quello Sciacallo fosse un animale molto particolare, l’Uomo lo intuì subito perché gli occhi della bestia erano particolarmente luminosi e lo sguardo aveva perso quella connotazione selvatica che è tipica delle bestie da branco. E poi quell’animale parlava… Sì, parlava ed ascoltava e si poteva tranquillamente conversare… Così, l’Uomo, mosso a curiosità, iniziò a parlare:
- Certo che strano animale sei !
- Anche tu ! –rispose di rimando lo Sciacallo.
- Beh, parli, ascolti, ci comprendi… com’è possibile questo ?
- Io non vedo l’eccezionalità di tutto questo.
- Come no ?! Sei un animale !
- Perché tu cosa sei ?
- Io… io ho un cervello più sviluppato… più complesso del tuo…
- Un organo importante, vero ! Ma è sviluppato a seconda delle tue necessità e non è detto che le tue necessità siano più importanti delle mie… anzi, ti dirò: se io cesso di esistere, tu scompari con me.
- Vorresti dire che anche tu sei capace di percepire il Senso della Vita, puoi sentire quando sei felice e quando no ?
- Ahhhhh voi umani, veramente non imparerò mai abbastanza ! La “felicità” è la vostra ossessione ! Certo che siete veramente strani: tirate sempre in ballo questo concetto e poi neanche vi fermate a riflettere, a chiedervi: “ma sono veramente felice ?”. Siete banali e vi nascondete dietro le vostre vite di plastica fatte di corse, doveri da assolvere od obiettivi da raggiungere: vi manca il tempo… è questa la più grande scusa che tirate sempre fuori. Cercate aspetti metafisici in qualcosa di realmente semplice (e per questo davvero difficile): la felicità è guardare alla vostra vita, serenamente e con pace interiore, e poter dire che non manca nulla.
- È impossibile… -disse l’Uomo scuotendo la testa- è irrealizzabile e non dipende certo da me !
- Lo so, ti capisco. Dici così semplicemente perché la tua cultura ti ha convinto che questi sono “pensieri sensati”, che la felicità è divertimento, piccole gioie date dal possesso o dall’essere apprezzati dagli altri… il poter dire “io sono…” ! Ma questa, amico mio, non è la felicità. È solo una sorta di prodotto secondario che indica la felicità stessa come uno stato di sovraeccitazione che si abbina ad una totale negazione del dolore ed obbliga ad una sorta di “caccia” continua: è così che comprate oggetti più o meno costosi e vi riempite la testa di ideologie (che sono le “bucce” delle idee), già masticate e comprovate dal gregge a cui appartenete, che potete esibire all’occorrenza. Da adulti (così vi definite) affermate che non si può esser sempre felici e che nella vita esiste anche la sofferenza; poi, non ultimo, vi lamentate che i sogni spesso non si realizzano. Siete convinti che pensar questo sia sensato, razionale, da persona matura. Siete per un destino segnato e per voi la felicità è solo una bellissima utopia.
- Perdonami, ma se un individuo si sente infelice, se ogni sogno s’infrange e se ti rendi conto che puoi raggiungere qualche attimo di gioia solo al prezzo di grandi sforzi, come possiamo non pensare ad un destino maligno ?
- Non potrebbe esser diversamente: la vostra cultura vi rende completamente dipendenti dalle cose che vi circondano e dal grande conformismo delle vostre idee. Siete convinti, poi, di essere i padroni dei vostri oggetti, quando in realtà sono loro a possedervi e questo non vi renderà mai soddisfatti, nemmeno quando raggiungete lo scopo: quando avete quella data automobile, quando avete conquistato una determinata carriera o quando siete riusciti ad adeguarvi ad un modello di vita imperante: questa è l’infelicità che la vostra cultura ha prodotto.
- Forse è proprio per questo che sono qui… forse è proprio questo il motivo principale del mio Viaggio. Com’è accaduto tutto questo ?
- Avete perduto il Senso, vi siete separati dal grande fluire della Vita. In esso non esiste bene o male, gioia o dolore, non sa proprio niente delle vostre ideologie o dei vostri obiettivi. In questo grande fiume, ogni cosa cresce, nasce spontaneamente e termina naturalmente. Voi, frutto di millenni d’evoluzione, vi siete ridotti a pensare che la felicità sia il raggiungimento di piccoli obiettivi, sottoprodotti dei vostri tempi che imperano, indisturbati, nella vostra mente.
- E adesso è troppo tardi…
- Ahhahahaha ! Questa è una soluzione di comodo ! Non è mai troppo tardi ! Se volete trovare la Via verso la felicità, il primo passo è fare l’esatto opposto di tutto quello che avete fatto sin’ora: svuotatevi ! Liberate la mente dagli orpelli che sono stati infilati con forza dentro di essa e vivete secondo la vostra natura ! Un fiore si pone obiettivi ? Ragiona su quale comportamento è più conveniente tenere ? Un fiore si sviluppa e cresce secondo quanto è racchiuso nel seme ed a seconda della natura degli stimoli ambientali. Non ha sensi di colpa o ambizioni. Vedi, amico mio, la felicità non è l’isteria di un momento, ma la realizzazione di ciò che la Vita ha in serbo per voi, della vostra Via, e non c’è niente di difficile o misterioso in tutto questo ! La felicità, in buona sostanza, dipende solo da voi stessi, ma non dipende da ciò che avete o dalla vostra forza o debolezza. Guardatevi senza giudicare, lasciate che la Vita sgorghi libera in tutte le sue forme: non costruite cassetti con scritto “buono” o “cattivo”, spesso con i giudizi verso voi stessi annientate questa fonte e costruite una sorta di diga alle vostre emozioni, ai vostri sentimenti e l’energia vitale che dovrebbe fluire come le acque di un fiume, si blocca… ed ecco, così, la malattia, la vostra “depressione”. La Felicità, caro Umano, è guardare con serenità la Vita mentre vi forma, vedere i dolori e lasciarli venire, osservare la gioia e lasciarla scorrere: ampliate il vostro sguardo, il vostro orizzonte, e cedete alla Vita ! Smettete di recitare come stupidi burattini….
La luna era splendente ed i raggi illuminavano le vette innevate delle montagne che circondavano i due esseri. Quell’Uomo e quello Sciacallo rimasero a lungo, uno di fronte all’altro, a parlare prima di addromentarsi. L’Uomo era affascinato da quello strano animale spelacchiato e gli sembrava di conoscerlo da sempre.
E forse era proprio così…












