Sesta Tappa: una sera, un Uomo ed uno Sciacallo…

22 Novembre 2010 Nessun commento

Una sera d’inverno, ai piedi di una montagna, uno Sciacallo ed un Uomo si riscaldavano davanti ad un fuoco acceso con dei rami secchi. Entrambi condividevano il tragitto e decisero di fermarsi per affrontare la notte. L’aria era fredda e leggera e i due, lasciando perdere almeno per quella sera i pregiudizi e la diffidenza che regnavano tra le due specie, si sedettero uno a fianco dell’altro

Che quello Sciacallo fosse un animale molto particolare, l’Uomo lo intuì subito perché gli occhi della bestia erano particolarmente luminosi e lo sguardo aveva perso quella connotazione selvatica che è tipica delle bestie da branco. E poi quell’animale parlava… Sì, parlava ed ascoltava e si poteva  tranquillamente conversare…  Così, l’Uomo, mosso a curiosità, iniziò a parlare:

-          Certo che strano animale sei !

-          Anche  tu ! –rispose di rimando lo Sciacallo.

-          Beh, parli, ascolti, ci comprendi… com’è possibile questo  ?

-          Io non vedo l’eccezionalità di tutto questo.

-          Come no ?! Sei un animale !

-           Perché tu cosa sei ?

-          Io… io ho un cervello più sviluppato… più complesso del tuo…

-          Un organo importante, vero ! Ma è sviluppato a seconda delle tue necessità e non è detto che le tue necessità siano più importanti delle mie… anzi, ti dirò: se io cesso di esistere, tu scompari con me.

-          Vorresti dire che anche tu sei capace di percepire il Senso della Vita, puoi sentire quando sei felice e quando no ?

-          Ahhhhh voi umani, veramente non imparerò mai abbastanza ! La “felicità” è la vostra ossessione ! Certo che siete veramente strani: tirate sempre in ballo questo concetto e poi neanche vi fermate a riflettere, a chiedervi: “ma sono veramente felice ?”. Siete banali e vi nascondete dietro le vostre vite di plastica fatte di corse,  doveri da assolvere od obiettivi da raggiungere: vi manca il tempo… è questa la più grande scusa che tirate sempre fuori. Cercate aspetti metafisici in qualcosa di realmente semplice (e per questo davvero difficile): la felicità è guardare alla vostra vita, serenamente e con pace interiore, e poter dire che non manca nulla.

-          È impossibile… -disse l’Uomo scuotendo la testa- è irrealizzabile e non dipende certo da me !

-          Lo so, ti  capisco. Dici così semplicemente perché la tua cultura ti ha convinto che questi sono “pensieri sensati”, che la felicità è divertimento, piccole gioie date dal possesso o dall’essere apprezzati dagli altri… il poter dire “io sono…” ! Ma questa, amico mio, non è la felicità. È solo una sorta di prodotto secondario che indica la felicità stessa come uno stato di sovraeccitazione che si abbina ad una totale negazione del dolore ed obbliga ad una sorta di “caccia” continua: è così che comprate oggetti più o meno costosi e vi riempite la testa di ideologie (che sono le “bucce” delle idee), già masticate e comprovate dal gregge a cui appartenete, che potete esibire all’occorrenza. Da adulti (così vi definite) affermate che non si può esser sempre felici e che nella vita esiste anche la sofferenza; poi, non ultimo, vi lamentate che i sogni spesso non si realizzano. Siete convinti che pensar questo sia sensato, razionale, da persona matura. Siete per un destino segnato e per voi la felicità è solo una bellissima utopia.

-          Perdonami, ma se un individuo si sente infelice, se ogni sogno s’infrange e se ti rendi conto che puoi raggiungere qualche attimo di gioia solo al prezzo di grandi sforzi, come possiamo non pensare ad un destino maligno ?

-          Non potrebbe esser diversamente: la vostra cultura vi rende completamente dipendenti dalle cose che vi circondano e dal grande conformismo delle vostre idee. Siete convinti, poi, di essere i padroni dei vostri oggetti, quando in realtà sono loro a possedervi e questo non vi renderà mai soddisfatti, nemmeno quando raggiungete lo scopo: quando avete quella data automobile, quando avete conquistato una determinata carriera o quando siete riusciti ad adeguarvi ad un modello di vita imperante: questa è l’infelicità che la vostra cultura ha prodotto.

-          Forse è proprio per questo che sono qui… forse è proprio questo il motivo principale del mio Viaggio. Com’è accaduto tutto questo ?

-          Avete perduto il Senso, vi siete separati dal grande fluire della Vita. In esso non esiste bene o male, gioia o dolore, non sa proprio niente delle vostre ideologie o dei vostri obiettivi. In questo grande fiume, ogni cosa cresce, nasce spontaneamente e termina naturalmente. Voi, frutto di millenni d’evoluzione, vi siete ridotti a  pensare che la felicità sia il raggiungimento di piccoli obiettivi, sottoprodotti dei vostri tempi che imperano, indisturbati, nella vostra mente.

-          E adesso è troppo tardi…

-          Ahhahahaha ! Questa è una soluzione di comodo ! Non è mai troppo tardi ! Se volete trovare la Via verso la felicità, il primo passo è fare l’esatto opposto di tutto quello che avete fatto sin’ora: svuotatevi ! Liberate  la mente dagli orpelli che sono stati infilati con forza dentro di essa e vivete secondo la vostra natura ! Un fiore si pone obiettivi ? Ragiona su quale comportamento è più conveniente tenere ? Un fiore si sviluppa e cresce secondo quanto è racchiuso nel seme ed a seconda della natura degli stimoli ambientali. Non ha sensi di colpa o ambizioni. Vedi, amico mio, la felicità non è l’isteria di un momento, ma la realizzazione di ciò che la Vita ha in serbo per voi, della vostra Via, e non c’è niente di difficile o misterioso in tutto questo ! La felicità, in buona sostanza, dipende solo da voi stessi, ma non dipende da ciò che avete o dalla vostra forza o debolezza. Guardatevi senza giudicare, lasciate che la Vita sgorghi libera in tutte le sue forme: non costruite cassetti con scritto “buono” o “cattivo”, spesso con i giudizi verso voi stessi annientate questa fonte e costruite una sorta di diga alle vostre emozioni, ai vostri sentimenti e l’energia vitale che dovrebbe fluire come le acque di un fiume, si blocca… ed ecco, così, la malattia, la vostra “depressione”. La Felicità, caro Umano, è guardare con serenità la Vita mentre vi forma, vedere i dolori e lasciarli venire, osservare la gioia e lasciarla scorrere: ampliate il vostro sguardo, il vostro orizzonte, e cedete alla Vita ! Smettete di recitare come stupidi burattini….

La luna era splendente ed i raggi illuminavano le vette innevate delle montagne che circondavano i due esseri. Quell’Uomo e quello Sciacallo rimasero a lungo, uno di fronte all’altro, a parlare prima di addromentarsi. L’Uomo era affascinato da quello strano animale spelacchiato e gli sembrava di conoscerlo da sempre.

E forse era proprio così…

TheJackal

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Frammenti di buio e di luce

10 Novembre 2010 Nessun commento

“Non benedire la luce del giorno finché non avrai apprezzato il buio della notte”

(Antico proverbio cinese)

Quando si è stanchi, soprattutto mentalmente, si cerca di deviare continuamente l’attenzione verso compiti nuovi e, possibilmente, di breve durata.

È così che ieri sera, seduto davanti la scrivania del piccolo studio, ho iniziato a mettere a posto alcuni libri che riposavano da un bel po’ sopra il piano; mentre sposto quei libri, sollevandone uno piuttosto grosso, vedo un quaderno blu di cui m’ero quasi dimenticato. Appoggio alcuni testi sullo scaffale della libreria e mi siedo di nuovo, aprendo quel quaderno. Sulla prima pagina leggo: “Wudang Shan 2008  Alchimia Interna Taoista”. Poi, voltata pagina, gli appunti iniziano con “return to emptiness à where’s myself ?” e proseguono con “put down ego, shrink an’ disappear”.

Per un momento sono tornato là, nel Wudang, in quella stanza alle 5.30 la mattina con i miei compagni di viaggio ed in quel buio che lentamente si faceva sempre più profondo. Certe esperienze segnano almeno un passo della nostra vita e senz’altro questa lo ha fatto. Ricordo le emozioni, vive come se fosse il primo giorno di quel viaggio; rammento la paura di non riuscire, la mia scarsissima autostima che premeva per la fuga e la promessa che avevo fatto e per la quale restai. Quella fu la mia via di fuga, la mia uscita dal tunnel, il primo bagliore di luce che intravidi nel buio che pressava il cuore.

Ahimé, però non fu una via indolore perché, per riuscire a staccare i pezzi di vita che mi erodevano l’anima, dovevo prima staccare grandi pezzi di me stesso e non fu facile, per niente facile. Vorrei poter dire che tutto fu un passaggio dolce e che quell’Alchimia Interna Taoista che “cercavo” da molto tempo (ma che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare se non grazie ad una promessa fatta ad una persona che è transitata nella mia vita cospargendola di petali di rosa) fu un graduale riconoscermi, perdendosi nell’Assoluto di Sé.

Non fu così. Almeno, non fu così per me.

Era dolore, forse l’ultima stretta di quel dolore che resta nascosto, che cova tra le ceneri, pronto a scuoter di nuovo lo Spirito non appena riesci a placare la tempesta dentro di te. Pensandoci bene mi sembrò un “colpo di coda”, un ultimo tentativo di sopraffazione. Fu comunque difficile come strappare  la corteccia di un albero e quel “where’s myself ?” non era un sussurro, ma un grido; fu come togliersi di dosso un’armatura pesante per respirare di nuovo a pieni polmoni. Il mio “ego”, o meglio: quella “parte maledetta” del mio ego, non voleva né restringersi, né scomparire. Furibondo per la battaglia che stava perdendo, m’inviava quelle immagini della mia vita che avrei quasi voluto dimenticare, che mi facevano provar vergogna di me, che mi colpivano diritto al cuore, che mi facevano comunque male, sempre, in ogni momento. Ricordo che, parallelamente, iniziarono anche i dolori fisici che invasero le mie anche, le spalle, l’addome, la schiena e non riuscii a dormire per i primi quattro giorni.

Quei frammenti di vita che m schizzavano di volta in volta davanti agli occhi non mollavano la presa e si ripresentavano sempre più agguerriti per ricordarmi il dolore e la vergogna.

Poi, una sera qualcosa scattò in me. Forse la meditazione, forse la magia che si era creata o forse quel respiro unico che ci univa tutti in quell’esperienza profonda, fece sì che io, semplicemente, accettassi. Sì, accettai tutto, senza remore. Accettai e lasciai andare i miei errori, i miei dolori, la mia solitudine, la mia ansia… accettai e mi accettai per ciò che semplicemente sono. Non ho mai capito se quella stessa notte in cui piansi lacrime amare lo feci per liberazione o perché, alla fine di tutto, ero riuscito a ritrovarmi, anche solo per un momento. Ecco, dopo questo forte strappo, lentamente davvero tutto iniziò a dissolversi e quel peso incredibile che gravava sul cuore iniziò a sbriciolarsi; finalmente un senso di Pace Interiore iniziò a vibrare dentro di me e mentre distendeva il mio respiro (e la mia vita), veramente percepii un indefinito senso d’appartenenza al Tutto, mi sentii parte di quell’Assoluto che ci unisce ad un unico Destino perché cos’è l’Umanità se i suoi elementi non ne condividono il Viaggio ?

Divenne, in tal modo, chiaro che tutte quelle esperienze non contavano molto di per sé, ma era importante ciò che queste mi avevano insegnato, ossia ciò che potevo diventare grazie a queste, muovendomi nell’Eterno Equilibrio e nella Consapevolezza che questo Viaggio è solo un breve istante, un batter di ciglio, prima di tornare a casa.

Nulla viene mai perduto, ogni profonda emozione vive nel respiro di ognuno di noi ed una sensazione che supera le parole, riveste e colora tutti i cuori e non esiste termine o espressione umana che possa descriverla (invano ho cercato a  lungo e molti come me l’hanno fatto).

È quello l’Amore. Ed in quell’Amore non si è mai divisi, mai lontani.

Non importa quanti chilometri vi siano tra  noi o quante dimensioni dell’Essere, l’Amore fonde ogni vita, irrompe in ogni dimensione, unisce ogni sospiro e distrugge ogni barriera: esso è la sola ed unica forza motrice del nostro Spirito… di ogni Spirito… per questo non saremo mai soli.

Ed in quella Pace vagai per il resto di quell’esperienza così difficile, restando in Silenzio, in ascolto attento di me stesso… e di noi tutti…

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18 ottobre 2007, ore 05.10 – 18 ottobre 2010, ore 13.25

19 Ottobre 2010 Nessun commento

Oggi il mare era speciale, ma non poteva esser diversamente… Ti sarebbe piaciuto, sai ?! Un sole pallido ed un cielo blu che sfumava sullo scuro vicino alla liena dell’orizzonte. Le onde, regolari, sembravano pensieri che, pian piano, svanivano ai miei piedi.

Ho provato a gettare lo sguardo oltre quell’orizzonte ma non ti ho visto ed oggi speravo proprio di scorgerti di nuovo. Ma sono un illuso… Sai, per un istante, nella brezza che sapeva di salmastro, mi è parso di sentire quel tuo profumo di vaniglia che amavi tanto.. forse solo sensazioni che la mente proietta e che il cuore recepisce, speranzoso di ritrovare quel sorriso.

Chissà…

Sai, ad un serto tratto la mente si è come “svuotata” e ti ho percepito dappertutto, nelle onde, nel vento, nella sabbia… ed è forse questo il grande segreto: nessuno se ne va mai per sempre. Ed allora la tristezza che mi era penetrata sin nelle ossa pian piano si è sciolta come neve al sole ed ho sorriso. Hai ragione Babi: sei sempre qui, non te ne sei mai andata.

In quel momento sono giunto oltre quell’orizzonte che mi stava davanti e, per un solo istante, magari ci siamo “toccati” di nuovo, così lontani e così vicini.

Oggi, dopo tre anni, è il primo giorno anniversario della tua partenza ed è il primo anno che sorrido pensandoti… sorrido perché ho sfiorato una cosa talmente grande che ogni piccola umana miseria si è sfumata e sgretolata lasciando il posto ad il battito di un unico cuore: il mio ed il tuo. Ogni piccolo gesto è così importante che, spesso, ce ne dimentichiamo ed oggi ti dedico tutto.

Che viaggio in questi tre anni !

Tesoro bello, non sono più triste perché consapevole che sei  tornata a casa e che  presto ci  rivedremo: è solo una questione di “tempo”, quel tempo che qui fa tanta paura e malinconia mentre altrove è solo un piccolo frammento, quasi un insignificante istante rispetto l’eterno sentire.

Hai visto quanti pensieri di fronte alle onde del mare ?!

Ti ho fatto delle promesse e ti garantisco che le onorerò, il resto non importa niente. Libero dagli attaccamenti, ho il ricordo pure di te e la forte e serena Consapevolezza che non ci siamo mai persi e che, in una altro luogo ed in un altro tempo, ci rivedremo. Tu scrivesti: “devo proprio andare ma sai che ovunque io andrò e ovunque tu sarai vivremo sempre uno nel cuore dell’altra…” e credo che, nella Realtà, quella Vera, nessuno si è mai mosso di qui…

“Lo que no me das no te lo pregunto, no, pero muera y de sì no dejas huella en el extremo brinco de la carne.”

[Quello che non mi dai non te lo chiedo, no, ma muoia e di se' non lasci traccia nell'estremo sussulto della carne.]

(Federico Garcia Llorca)

Colori e  sensazioni

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Quinta tappa: è solo un attimo…

2 Settembre 2010 Nessun commento

“In genere, quasi tutto si riduce ad un solo attimo. Un ricordo, un gesto, un elemento che attrae la tua attenzione ed il cervello mette in moto la mente che, a sua volta, richiama tutti quei piccoli pezzettini d’infinito che iniziano ad incastrarsi per comporre il mosaico dell’emozione. Ho sempre creduto che un’emozione non nasce improvvisamente, di colpo, a sconvolgerci il cuore e, spesso, la vita. C’è, invece, un lento meccanismo di assemblaggio che compone un quadro e, una volta composto, lo presenta d’improvviso ai nostri occhi interni, lasciando esterrefatta la nostra mente.”

Mentre era immerso in questi ragionamenti, Jack continuava a fumare lentamente, appoggiato alla ringhiera del terrazzo. Era una fredda serata ed il cielo, terso, lasciava ammirare le stelle sempre più luminose.

Jack era stanco ed i pensieri, nella sua testa, rallentavano lasciando quella sensazione di vuoto che riposa ed al tempo stesso aliena. Mollare tutto e tutti. Questa era la pressione interiore che sentiva e che cercava di scacciar via con quei ragionamenti sulla genesi di un’emozione.

Jack conosce questi impulsi e sa benissimo che non sono fughe, ma vere e proprie necessità esistenziali; “mentire a sé stessi è la peggior sofferenza” gli disse, tre anni fa, una persona cara e lui sa quanto sia veritiera quest’affermazione.

Jack ha smesso di mentire a sé stesso la mattina del 18 ottobre di tre anni fa, alle  cinque e dieci.

Nella sua baita in montagna, finalmente, poteva apprezzare il silenzio e radunare i propri cocci. Il freddo del vento che si era levato impietoso non riusciva a distogliere l’uomo dal godersi quell’attimo di “ascolto”, quando la Natura sembra che sussurri Verità ignote ai più e che possano nutrire un cuore sofferente.

“Saremo sempre insieme” diceva “Non importa dove andremo, noi vivremo uno nell’altro”.

Balle ! Adesso c’era “solo” un oceano che li divideva. E non era un oceano fatto di acqua, ma di mondi, dimensioni, esistenze, sensazioni; una realtà completamente diversa da quella che Jack si ostinava a vivere. Sì, Jack era una testa dura, non si arrendeva mai e, a volte, nemmeno di fronte all’evidenza… adesso tutto è cambiato e forse Jack stesso lo è…

Niente più proiezioni mentali, niente più aspettative, niente fede, nulla veniva richiesto a Jack e men che meno egli chiedeva qualcosa a sé stesso. Mentre si passava la mano sinistra nei capelli e sbuffava un po’ di fumo, la destra si apriva e nel palmo si vedeva un braccialetto d’argento con alcune ametiste. Altro sbuffo di fumo, altro ricordo che saliva.

Mentre l’onda di quell’oceano che divide sommergeva la mente e socchiudeva gli occhi di Jack, le dita della mano sinistra passavano dolcemente sul braccialetto, sfiorandolo delicatamente come se la brezza della sera potesse romperlo. Il pugno destro si strinse e gli occhi salirono al cielo con un interrogativo che da sempre l’uomo si pone dinnanzi all’ineluttabilità di una presunta fine:  perché ?!

Ad un tratto qualcosa che lentamente si muove nella strada sotto la baita attira la sua attenzione… “Non è possibile !” si dice “Ma che diavolo ci fa qui uno….”

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La carne che aveva razzolato in quella casa nel mezzo di una radura aveva rimesso in forze lo Sciacallo che s’era di nuovo incamminato verso le montagne.

Il sentiero s’era fatto d’improvviso irto e l’animale rallentò il passo preservando energie per momenti peggiori.

Ormai era  scesa la sera ed il cielo restava punteggiato dalle stelle che risaltavano sempre di più su quel fondo blu scuro. Lo Sciacallo amava questo tempo che, benché non fosse propriamente a lui adatto, riusciva a farlo sentire un po’ più “umano”. Il freddo, i brividi, l’andatura lenta e lo stomaco sazio permetteva all’animale di proiettarsi verso sé stesso, nel cercar di scorgere un senso a questo ultimo viaggio.

Il pericolo della vetta non spaventava lo Sciacallo che amava più la scalata che la cima; molti del branco gli chiesero il perché di questa scelta: di nuovo viaggiare verso gli umani, superare quei confini che rendevano tutto facile agli animali e penetrare in quella dimensione quasi stupida, dove ipocrisia e lealtà vanno a braccetto, dove si parla tanto d’amore ma siamo pronti ad ucciderci a vicenda per  una baggianata, dove  l’avidità si accompagna alla cattiveria per ottenere un falso senso di dominio e di potenza. Potere.

Gli Sciacalli lo conoscevano bene perché ne possedevano molto: riuscivano a vivere in perfetto equilibrio con la Natura e tramite lei ottenevano tutto. Non capivano, pertanto, la scelta di superare quei limiti di nuovo, esser recidivi sino a quel punto, solo per comprendere a fondo il senso di quel viaggio.

Al branco non interessava sapere come  gli umani vivevano e morivano: quest’ultimi, ormai, s’erano posti così distante dall’eterno equilibrio che nemmeno sapevano apprezzar più i colori di una farfalla. Impostori ! Sì, ipocriti ed impostori…. Questo pensava il branco.

Ma lo Sciacallo era differente dai suoi simili. Lui era curioso e voleva penetrare le varie dimensioni per conoscere la diversità e cercar di capire se esisteva un Unico Cammino, un solo Viaggio Comune. L’aria s’era fatta sempre più fredda ed i monti, nitidi sotto una luna brillante, si avvicinavano passo dopo passo.

D’un tratto il naso dello Sciacallo percepì un odore strano… tabacco..sì.. tabacco bruciato…

Rallentando il passo, la bestia mise a fuoco una casa di legno, costruita su di una collinetta, con un terrazzo sulla facciata; spinto dalla curiosità si avvicinò al bordo della strada e fissò meglio l’abitazione:  scorse un uomo appoggiato al terrazzo che scrutava il cielo e fumava… poi d’un tratto, questo strano individuo,  si girò e fissò l’animale, esclamando qualcosa che lo Sciacallo non riuscì a capire…

Buone Vacanze a tutti !!!!

7 Agosto 2010 Nessun commento

A presto, per un nuovo anno di Blog che, spero, sia molto più attivo di questo passato….

Buone vacanze a tutti  voi !!!!

Buone Vacanze !!!

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Quarta tappa: parole…

18 Maggio 2010 Nessun commento

Lo Sciacallo, dopo aver passato la notte accucciato sotto di un albero in un boschetto ai piedi di una collina, si è messo in marcia per attraversare i monti che gli stanno di fronte.

È una mattina insolitamente fredda ed umida e lo Sciacallo, dopo aver camminato per un po’ ai margini di un sentiero, decide di inoltrarsi nella macchia circostante. Così, abbandonando la strada battuta, si addentra nell’incerto percorso verso quella montagna che gli sta di fronte: rinuncia al sentiero certo per il dubbioso sottobosco.

La bestia cammina per un paio d’ore quando, come d’improvviso, gli alberi si aprono attorno ad una radura al cui centro vi è una piccola casa, quasi una rimessa.

Lo Sciacallo, curioso, si avvicina lentamente.

Mentre cammina nota a terra delle orme lasciate da un umano ed un’impronta di gomme d’auto che si allontana per un vicolo dietro quella piccola abitazione. Nell’aria il profumo dei sempreverdi solletica le narici ed un vento sottile penetra il pelo dell’animale che decide di entrare nello stabile per vedere se un po’ di cibo è avanzato dalla permanenza di quella persona. Col muso spinge la porta che lentamente si apre all’interno.

Disordine dappertutto: sedie rovesciate a terra, bicchieri infranti, due cuscini agli angoli del pavimento e carta, tanta carta… quotidiani, riviste, foto… Lo Sciacallo cammina lentamente in quello che sembra essere un disordinato salottino e si dirige, diritto, verso ciò che le sue narici gli permettono di percepire: un barattolo semiaperto di carne in scatola rovesciato sul pavimento. La saliva esce copiosa dalle fauci dell’animale, confermando ciò che il buon Pavlov sperimentò molto tempo prima.

Mentre accelera il passo verso la carne, lo Sciacallo nota un foglio spiegazzato scritto a mano e ne rimane attratto. Ormai si sa: questo non è proprio il classico Sciacallo pienamente invaso dall’orda dell’istinto; a suon di frequentare l’uomo, ne ha appreso la curiosità verso ciò che, all’apparenza, non nutre come il cibo, ma è prezioso come l’oro. Così la bestia si ferma un attimo, si siede e, con la zampa anteriore destra, distende quel foglio manoscritto. Gli occhi giallastri dello Sciacallo iniziano a mettere a fuoco quelle parole e, lentamente, quello strano animale inizia a comprenderle….

Ciao Tesoro mio,

lo so: queste sono solo parole. Parole dette per paura, per ansia o semplicemente perché sento che il tempo rimasto è poco: che buffa clessidra che mi ha dato la natura ! Tanto grande ma con poca sabbia dentro ! Però in tutta questa mia strana storia ho apprezzato ogni granello di quella sabbia e non è cosa da sottovalutare ! Ho vissuto tutto ciò che c’era da vivere, anche se a te sembrerà così poco ed a volte così doloroso…

Amore, promettimi di non lasciare che ogni momento passi così, senza che il tuo cuore lo possa aver vissuto. Non esiste niente di stupido o di banale in questa strana esistenza ! Non lasciarti vivere, ma vivi ! Sai, ho imparato che c’è una grande differenza tra il sopravvivere ed il vivere: è semplice il primo mentre occorre coraggio per il secondo.

Viaggia, tesoro mio, viaggia perché solo aprendo la nostra mente a nuovi orizzonti, a modi differenti di pensare, di vedere il mondo e di comprendere la vita, può maturarci. Vai verso emozioni e sentimenti sempre più intensi e vivili sino in fondo alla tua anima. Ogni singolo frammento di tempo è un piccolo pezzetto del cuore di Dio e non devi sprecarlo ! Ama con tutte le tue forze, fosse anche solo per un secondo… fallo ! Non perdere quest’occasione perché non esiste altra forza nell’universo che non sia l’Amore. Ama tutto ciò che il tuo cuore ti spinge a fare e non importa se credi sia solo un breve istante: ricorda sempre che nulla viene perso dell’Amore, che ogni sua particella è eterna ed è, forse, veramente questa la particella di Dio, comunque tu lo concepisca.

Non fermarti e non rinunciare alla tua vita, fai in modo che ogni piccolo o grande successo sia la nostra bandiera, il ricordo di noi; non voglio esser nella tua mente come quella donna malaticcia che hai visto ultimamente, ma come quella ragazza scintillante che sorrideva al parco. Io non me ne vado e non voglio riposare in mezzo ai dolori di coloro che restano qui, ma voglio vivere in mezzo alle nostre gioie ed a quella felicità che, lentamente, avevamo conquistato: ti prego, non gettarla ! Fallo per me… fallo per noi !

Se un giorno, tesoro, vedi che la tua vita si fa buia, abbi il coraggio di iniziar tutto di nuovo… mettiti in gioco ancora e gioca perché la vita è intensa e morde e se non sei disposto a rinunciare, se non sai “lasciare andare” e ripartire, allora non ti libererai da quella zavorra che tiene il tuo cuore imprigionato nella gabbia dell’infelicità. Rammenta che non esiste un “tempo giusto” per realizzarti ! Lo puoi fare quando vuoi e non dar retta a chi vive di questi pregiudizi e sciocchezze: sono limiti che s’impongono per non scoprire che la vita scorre ed è più facile vedere il fiume dalla sponda che nuotare nella sua corrente.

Hai tutto il tempo dell’universo… fai con calma ed usalo bene: è tuo ! Tutto tuo !

Impara ad apprendere con gli occhi ed a conoscere con il cuore ed ascolta quel silenzio tanto prezioso che abbiamo tutti dimenticato. Ecco.. è lì che mi troverai ! Sempre !

È lì che il mio cuore pulserà e dove ci potremo rivedere… un giorno …. Lo so, tesoro mio, sono solo parole………..”

“Hey, I’ll brake the chains
That bind your face.
Hey, alone to touch
The sweet and readies…

After time…
After time…
After time…

Hey, the walls are burning,
Close your eyes.
Hey, and don’t to lie
Before we face…”

After time…
Be too late…
After time…”

(canzone degli ERA – After Time”)

After time...

Vecchi appunti… Dao ke Dao….

29 Aprile 2010 Nessun commento

Dao ke Dao...

Parole e misure non danno la vita: si limitano a simboleggiarla [...]. Più cerchiamo di vivere nel mondo delle parole e  più ci sentiamo isolati e soli, e rinunciamo alla gioia e alla vitalità delle cose in cambio della pura certezza e sicurezza. D’altra parte, più siamo costretti a riconoscere  che viviamo effettivamente nel mondo reale più ci sentiamo ignoranti, incerti, insicuri verso ogni cosa“.  (tratto da Alan Watts, “La saggezza del Dubbio”)

Vi sono attimi in cui i confini del mondo divengono meno certi e dove la respirazione diviene uno con il palpito dell’Universo. Se persistiamo in questo stato, tali limiti si dissolvono del tutto tanto da non percepire più noi stessi come entità separata dall’ambiente, ma diveniamo fusi con esso, partecipi di qualcosa che eternamente si muove: siamo immersi in una danza ove non vi è danzatore alcuno. Tale è l’effetto manifesto del Qi:

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La parte inferiore dell’ideogramma è emblema dell’esplosione vitale che necessita di esser contenuta, evento che viene raggiunto dalla parte inferiore destra del segno stesso. Grazie a questa combinazione, tale esplosione diventa movimento: movimento e contenimento, i due aspetti della Vita.

L’ideogramma risale circa al III sec a.C. (epoca degli Stati Combattenti) e, tradizionalmente, viene letto come composizione di due parti: aria (vapore) e riso. L’idea è quella dei chicchi di riso che si “aprono” in seguito alla cottura od alla digestione e l’insieme rappresenta quell’energia vitale che si produce, a partire da un nutrimento, tramite trasformazioni operate da un calore che la fanno “muovere”.

È una buona interpretazione, anche se molto riduttiva.

In effetti, il Qi è un concetto quasi impossibile da spiegare con le semplici parole poiché è la manifestazione dell’esistenza dell’Universo stesso. Anticamente sembra che l’ideogramma di Qi fosse composto dal carattere relativo al Fuoco e da quello inerente al vapore: il secondo che innalza il primo; quest’espressione è frutto di un significato connesso alla forza creatrice dell’Universo stesso e di tutto ciò che quest’ultimo contiene e rende vitale. Il Qi è vita, una forza vitale ancora indifferenziata e priva di ogni forma: essenza stessa dell’Universo che possiamo sentire dentro le fibre del nostro essere solo quando riusciamo ad uscire dai confini di una forma che la vita materiale ci ha imposto.

Tutto è in continuo mutamento e trasformazione, così come lo è la Vita stessa.

Sia considerando il Macrocosmo (la terra che si muove attorno al Sole, il Sole che si muove nella Galassia, la Galassia che si muove nei confronti dell’Universo, etc…) che il Microcosmo (cellule, molecole, atomi, particelle, etc…) notiamo come ogni elemento della materia sia in continua trasformazione e come tutto sia pervaso da questa grande forza al cambiamento: il Qi.

Letteralmente, Qi dovrebbe esser tradotto come “soffio”, “vapore”, ma in occidente è in uso il termine “energia” che, sebbene improprio, rende bene l’idea contenuta nel suo intimo significato.

Qi è la forza che sostiene la Vita: è la Vita stessa.

Qi è la vibrazione sottile dell’Universo ed è esso stesso nella sua manifestazione. Il manifesto, però, presuppone un’origine dal non-manifesto (la forma è generata dal senza-forma) e questa “esistenza” a-priopri della stessa esistenza è una potenzialità inespressa e primordiale, matrice del Tutto e si indica con il termine Dao (o Tao):

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Dao significa “Via” ed in un testo antico (Huai Nan Zi) si legge: “il senza-forma è il progenitore di tutte le cose”.  Il Dao è inesprimibile ed inspiegabile, è l’Unità indifferenziata e feconda da cui emerge la Vita.

Il primo verso del DaoDeJing recita: “Il Dao di cui possiamo parlare non è l’eterno Dao”; del Dao non se ne può, quindi, parlare (non abbiamo la capacità espressiva corretta che si colloca oltre la nostra esperienza fenomenica-sensoriale) e, se proprio vogliamo accennarvi, dobbiamo riferirci come al “misterioso, oscuro” (Xuan); infatti, sempre nel medesimo verso del DaoDeJing, si recita: “Mistero, in fondo al Mistero la porta delle meraviglie segrete”. Nel verso VI della medesima opera, si legge: “Lo spirito della valle non muore, è la misteriosa Femmina. La porta della misteriosa femmina è la scaturigine del Cielo e della Terra; la “Femmina misteriosa, oscura” ben rende l’idea della profondità, e della fecondità da cui vengono generati “Cielo e Terra”, emblemi di una trasformazione che porterà alla differenziazione delle esistenze individuali (i diecimila esseri che si incontrano nel verso I: “Senza nome è il principio del Cielo e della Terra, quando ha nome è la madre dei diecimila esseri”). Pertanto, dal Mistero Oscuro sorge qualcosa e questa essenza primigenia, Simbolo per eccellenza di una fonte che scaturisce dal Tutto, è chiamata WuJi, il “non-polo”, un’esistenza ancora “non-polarizzata” e non differenziata. Il suo simbolo è un cerchio vuoto, cerchio che si riempie quando il divenire porta alla formazione del TaiJi, il “grande-polo” (a volte anche tradotto con “trave”):

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Se Dao è l’Assoluto (ed indifferenziato per eccellenza), WuJi è una non-differenziazione che prepara alla differenziazione: il TaiJi. Quest’ultimo è la differenziazione potenziale, ma ancora non in atto. In effetti gli antichi usavano indicare tale simbolo anche con:

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che rende l’idea della dinamizzazione e della continua (eterna) trasformazione che il Taiji stesso esprime (elemento fondamentale per la sua esistenza).

Il TaiJi è ancora unità, ma ha in sé il germe della divisione e di tutte le “nascite”; per questo viene detto “il grande polo” o “grande trave”: è l’elemento portante che sostiene tutto il divenire di questo Universo . Quindi TaiJi come unità che possiede ogni differenza.

TaiJi è una marea che sale e scende costantemente, una fusione dal nero al bianco e viceversa, unità nell’opposizione e movimento vitale; nel TaiJi tradizionale notiamo due punti: uno bianco immerso nell’emiparte nera ed uno nero immerso nell’emiparte bianca:

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Ciò è segno dell’esistenza di un principio unico che è manifesto in entrambe le posizioni contrapposte e l’iscrizione di tale fusione in un cerchio indica che assieme costituiscono la totalità della Vita. Quando il Qi, così manifesto, prende forma, i “diecimila esseri” sorgono e le forme definite si manifestano. Ecco che si esprime l’Yin (parte scura) e lo Yang (parte chiara).

Se vediamo l’ideogramma di Qi cui sopra, si può scorgere, nella sua parte superiore, la radice di Yin e di Yang, con il primo (una linea spezzata – -) contenuto nel secondo (una linea intera –); ciò rappresenta la scintilla della vita nella forza che la produce. Da qui la differenziazione che produce contrapposizione e complementarietà, elementi indispensabili perché il Tutto si manifesti fattivamente; la contrapposizione, come recitano gli antichi, è dovuta al desiderio di recuperare quell’unità perduta che l’acquisto della forma ci ha fatto perdere.

Ecco, quindi,  la pulsione al movimento verso l’Origine ed ecco perché “Dao” è un termine adatto (la Via) per ricordarci quale sia la strada da intraprendere dalla nascita alla morte.

Abbiamo bisogno di ricordarci chi siamo e per i taoisti, questo, assume valore nella massima “uscire alla vita e rientrare alla morte”; la morte, di per sé, è un evento insignificante e non ha valore alcuno se non quello dell’ennesima soglia da superare per ritornare all’origine di noi, del Tutto (per poi, in determinati casi, uscire alla Vita nuovamente).

Ogni essere vivente è nella dualità e nella vita sperimenta la sperimenta sempre: gioia e dolore, azione e riposo, etc….., e nell’ambito di questo processo un elemento non può esistere senza l’altro ed è necessario sia al contrapposto che a sé medesimo.

L’ideogramma di Yin e di Yang (qui sotto riportati entrambi) hanno una radice comune (a sinistra) costituito da una collina, emblema del “prender forma”, dell’esistere come entità unica.

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Tale esistenza separata implica una differenziazione seppure nella comune origine ed in tal modo nasce la seconda parte dell’ideogramma (a destra). In tale parte lo Yin mostra delle nuvole nel cielo: il versante in ombra della collina, il lato oscuro e misterioso della vita; lo Yang, invece, mostra il sole ed il vento, il lato soleggiato, luminoso e manifesto della medesima collina e della Vita in sé. Certo, il lato soleggiato di un monte al mattino sarà in ombra alla sera per poi tornare soleggiato al ciclo seguente e questo comporta il Senso intimo dell’assunzione di forma, complementarietà ciclica e differenziazione nell’unica origine; di movimento uno nell’altro.

Luce ed ombra danzano assieme nella musica della Vita, inseparabili nella Realtà tanto che queste divisioni sono solo ed esclusivamente concettuali ed utili per un orientamento in quell’immenso oceano che è il Dao.

Si può “apprendere”, conoscere e comprendere il Dao (Tao) attraverso il solo studio delle scritture ? Il verso 48 del DaoDeJing dice: “Datti allo studio, e crescerai ogni giorno; datti invece al Tao, e tu diminuirai. Diminuirai, diminuirai sempre più, sino a giungere alla non-azione.  ‘Non-azione’: eppure si fa tutto. Il mondo si conquista senza darsi da fare. Quando invece ti affanni per qualcosa, non puoi più impadronirti del mondo”.

Spesso si leggono testi di filosofia orientale nella speranza di trovarvi dettami per condurre una vita migliore, uno “stile” da adottare. Non si è disposti, però, al passo più importante: accettare la “diminuzione”. Perdersi, annullarsi, camminare sull’abisso. Finché, invece, si resta a questo livello, la conoscenza del pensiero del DaoDeJing resta vana. L’umiltà della meditazione è una caratteristica necessaria perché si possa “perderci e ritrovarci”, arrivando ogni giorno sempre più in profondità, verso il Senso di ciò che viene chiamato Dao.

Dal punto di vista dell’Universo, le persone sono come zanzare. Ma dal punto di vista della Via [del Tao], persino l’Universo è solamente un riflesso evanescente. Solo la vera essenza dello Spirito Originario trascende l’organizzazione primordiale e ne è al di sopra“. (tratto dal “Segreto del Fiore d’Oro”,  capitolo 2 “Lo Spirito Originario e lo Spirito Consapevole”, testo sacro Taoista della corrente della Completa Realtà – Porta del Drago; traduzione a cura di Thomas Cleary)

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Terza tappa: ciò che resta del giorno

24 Marzo 2010 Nessun commento

Il sole è ormai alto nel cielo e lo Sciacallo resta seduto accanto al vecchio, ammirando i profili della città che danzano freneticamente sotto la loro collina. Il vento gelido del primo mattino si è un po’ attenuato ed i raggi del sole coccolano i due individui. Il vecchio si accende la pipa nascondendo il fiammifero di legno ed il tabacco  dietro la mano sinistra, per evitare che la brezza spenga la fiamma.

Dopo pochi sbuffi di fumo, l’uomo inizia di nuovo a parlare.

-   Dove andrai, vecchio Amico mio ?

-   Ancora non lo so – risponde lo Sciacallo – forse risalirò il fiume ed andrò a vedere la sorgente, credo per l’ultima volta.

-    E’ un lungo viaggio ! Devi attraversare il bosco di nuovo e passare quei monti – risponde il vecchio indicando, con il bocchino della pipa, delle cime innevate alla propria sinistra.

-   Ho tempo ed energia necessaria per compiere quest’ultimo Viaggio e, come ben saprai, noi animali siamo ben guidati dall’istinto e dal nostro raffinato senso dell’orientamento; no, decisamente non temo né la distanza, né gli ostacoli.

-  Alcuni viaggi possono esser condotti col proprio istinto, certamente, ma ve ne sono altri ove l’istinto non basta più ed occorre uno sforzo ben maggiore del riconoscere un sentiero fangoso o dell’annusar l’aria per sentire l’odore della carogna o della preda.

Il vecchio si fa serio, tira del fumo che getta poi fuori dalle narici e socchiude gli occhi. La barba bianca si muove alla brezza del mattino e  un sottile tremolio scuote le braccia ed il tronco dell’uomo. Lo Sciacallo sa benissimo di cosa si tratta: è il lieve bacio dei ricordi, sono le piccole cicatrici del cuore, il sussulto di ciò che più non si vede, ma che è reale quanto uno splendido fiore. L’uomo riapre gli occhi adesso lucidi di lacrime mai versate o, forse, versate ma non a sufficienza; la sua mano sinistra inizia ad accarezzare il capo dello Sciacallo, mentre d’improvviso un lacrima furtiva scorre sulla guancia rugosa.

-   Imparerai, Amico mio, che la vita è fatta anche di piccole poesie che stanno tutte al di là di un orizzonte che non vediamo con gli occhi, ma che sentiamo con il cuore. E non sono “sogni di cristallo” perché non ti abbandoneranno mai, neanche dopo che la tua vita sarà giunta all’ennesima fine: sono queste piccole, dolci note che restano di te; è il breve respiro di un eterno attimo. E tutto questo sarà per te, riservato solo ed esclusivamente per te. Tu all’inizio non capirai, crederai che quella sorta di penetrante dolore, che percepisci dentro, pian piano ti divori le viscere e ti uccida; anzi, arrivi a sperarlo ! Speri che finalmente ogni cosa finisca lì, in quel momento. Ma non è così. Vedi l’ombra del ramoscello e non riesci a scorgere la luce della poesia che ti è stata dedicata: la vita stessa. Devi solo cambiare prospettiva e salire sulla montagna.

-    Salire sulla montagna ?! – chiede lo Sciacallo -

-    Sì, cambiare il tuo punto di osservazione. Vedi, se tu stai seduto davanti ad un tratto di un fiume, tu scorgi solo l’acqua che fluisce davanti a te, mentre non sai nulla di quella che sta andando verso la foce ed è già passata dalla tua posizione od ancora di quella che dalla sorgente sta arrivando verso di te. Eppure è l’acqua del fiume; la stessa acqua del solito fiume. Come fare per scorgere anche le altre due posizioni ? Basta salire più in alto, sino a vedere il fiume nella sua interezza: sorgente, punto in cui tu sedevi e foce. Così è il Tempo, Amico mio; è proprio come l’acqua del fiume che scorre: prova a salire in alto e cambiare la tua prospettiva vedendo il passato che è trascorso ed il futuro che sta arrivando come un unico corso ove non c’è più distinzione e tutto fluisce in profonda Armonia ed Equilibrio, nonostante la vita, spesso, riservi momenti duri. Se riesci a scorgere questa danza d’Amore che si svolge attorno a te, forse riuscirai a percepire la luce di quella piccola poesia che ti è stata dedicata.

Il vecchio s’interrompe un attimo, si liscia la barba bianca e socchiude di nuovo gli occhi. Lo Sciacallo resta in silenzio, assaporando quella pausa e cercando di assorbire ogni singola frase poc’anzi detta.

-  Quello che ti sto proponendo è un tesoro che troverai alla fine del tuo Viaggio, una perla preziosa che sta racchiusa nel cuore, ma che non riesci a prendere perché indurito dalle stolte parole del quotidiano vivere. Vedi laggiù come si affannano ? – dice il vecchio indicando con un cenno della testa la città – Vedi come corrono ? Una persona cara ebbe a dirmi che “tu avrai capito la vita non quando farai il tuo dovere in mezzo agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine” ed all’inizio non capivo. Io cercavo di fare il bene per vederne gli effetti, per sentirmi ogni giorno sempre più “utile”. Ma il vero Senso sta nel fare il bene anche se non ne vedi gli effetti; nel farlo senza che ti interessi aver gratitudine, né conoscere l’esito del tuo operato. Può accadere che durante il percorso si perda la fiducia e più non si veda il sentiero che abbiamo scelto; possiamo, così, cadere in preda alla confusione ed al buio: abbiamo inutilmente creduto alle promesse dell’uomo e ne siamo amareggiati. Esiste una breve poesia scritta sulla roccia da anonimi viaggiatori che recita: Oh tu che sei preda dello sconforto e della delusione, perché vuoi addebitare le tue colpe agli altri? Non devi cercare nei tuoi simili quello che tu devi avere. Non devi attendere che gli altri facciano quello che tu devi fare. Non puoi pretendere che gli altri siano quello che tu devi essere.  Tu non devi delegare, non devi attendere, non devi rinunciare. Abbi fiducia in te stesso! Tu hai, Tu puoi! Basta che tu lo voglia. E quando avrai compreso che non hai alcun diritto  di sentirti sfiduciato se tu stesso non sei la fiducia, deluso se tu stesso non sei la speranza, amareggiato se tu stesso non sei il conforto dei tuoi simili, sentirti solo se tu stesso rifiuti, tradito e abbandonato se tu stesso non dai. Quando tale sarà il tuo “sentire”, allora tu stesso sarai la nostra voce, il nostro vivente messaggio. la testimonianza del nostro potere.

Il vecchio s’interrompe e, lentamente, si alza dalla panchina, mantenendo la pipa sbuffante di fumo in bocca. Un sorriso si fa largo tra i lunghi peli bianchi della sua barba e, girandosi verso lo Sciacallo, fissa con i suoi occhi azzurri gli occhi dell’animale e dice:

-    Chissà, adesso, cosa ne resta del giorno….

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Seconda Tappa: il Senso del Cuore (parte prima)

26 Febbraio 2010 Nessun commento

Dopo aver trascorso la notte sotto il muretto dove aveva incontrato i due amici, lo Sciacallo, di prima mattina, si allontana dalla città, lasciandosi dietro strade già affollate d’auto e nevrosi mattutine che accompagnano l’uomo in questo suo incerto peregrinare che osa chiamar vita. Lentamente i palazzi assumono la sembianza di un’ombra che si piega alla luce dell’alba e la campagna si fa avanti mostrando gli alberi spogli di un inverno strano. Percorsi pochi chilometri dalla città che corre follemente, lo Sciacallo vede un vecchio seduto su di una panchina che fuma una strana pipa con un collo molto lungo ed una camera di combustione cilindrica e schiacciata.  Il sole del mattino illumina quell’anziana figura che, immobile, sembra ammirare la valle che si apre di fronte.  Lentamente l’animale si avvicina al vecchio che, seduto, mantiene gli occhi fissi e quasi socchiusi sul panorama del mattino.È piuttosto freddo ed un vento gelido sferza gli alberi facendo danzare le foglie.  L’uomo sulla panchina non accenna il minimo movimento e solo lo sbuffo di fumo che esce dalla pipa rende conto del suo esser vivo.

“Ti stavo aspettando” dice il vecchio.

Lo Sciacallo rimane stupito e, sebbene titubante, si siede accanto a quella panchina di legno.

“E’ molto che aspetto, amico mio…”

“Aspetti me ?” risponde l’animale.

“Sì, attendo proprio te. Quanta strada hai fatto amico mio…”

“Non lo so… io non presto attenzione al punto di partenza ed a quello di arrivo; io ammiro ciò che sta nel mezzo, ossia il Viaggio”

Il vecchio rimane in silenzio alcuni secondi, tira una boccata di fumo e, lentamente, estrae dalla tasca una sorta di diario e riprende a parlare.

“So cosa intendi, ma dimmi: perché ti sei spinto sin qui ?”

“Questo, probabilmente, sarà il mio ultimo viaggio e devo ancora fare esperienza di questo vostro strano mondo.”

“Sì, è una giusta scelta. Cosa ancora devi capire, amico mio ?!”

Lo Sciacallo guarda quel vecchio con attenzione e nota una luce a lui familiare che risplende in quegli occhi umani; indietreggiando di qualche passo e sedendosi di nuovo, chiede:

“Vorrei tanto conoscere il Cuore degli Uomini”

“Ah ah ah ah ah ah, tu vorresti conoscere il cuore dell’Uomo !” risponde il vecchio ridendo di gusto “Tu chiedi molto a questo povero vecchio !”

“Io chiedo ciò che è giusto chiedere… e ciò che è lecito sapere…”

“Ah ! Vecchio Sciacallo mio, oltre questa grande illusione, tutto è lecito sapere ! Sappi però che è difficile riconoscere la forza delle apparenze perché queste sono come l’edera: si arrampicano dappertutto ed in breve tempo tappezzano l’anima mutandone i contorni.”

“E l’Uomo non può evitare tutto questo ?”

“Potrebbe, ma non riesce più a distinguere il Senso della propria esistenza dalle false necessità che affiorano un po’ ovunque, appunto, proprio come l’edera.”

“E’ diverso per noi animali… noi quel Senso lo percepiamo come primaria energia vitale…”

“Oh ingenuo Amico mio ! E cosa pensi sia l’Uomo se non un animale ? Un animale e, per di più, molto stupido visto che ama uccidersi a vicenda e sfruttare fino all’esaurimento il cibo e le risorse che trova nel terreno dove vive. Non ha rispetto né per la Madre Natura, né per sé stesso; come possiamo pretendere che sia diverso da ciò che è ? E’ un essere strano, sai ? E’ capace di zozze meschinerie e di estremi voli dello Spirito. Può abbassarsi nel fango dell’egoismo e dell’avidità ed elevarsi sino a scrivere brani di un’intensità mai percepita. Tu mi chiedi del suo cuore, del Senso del Cuore. Ebbene, te ne parlerò…”

Il vecchio accese di nuovo la pipa e, dopo aver tirato un po’ di fumo, sbuffandolo fuori dalla bocca e dal naso continuò:

“Inizierò narrandoti dell’Amore. Un giorno l’Amore incontrò l’Uomo e, dopo aver discusso sul da farsi, l’Uomo chiese quale fosse la sua vera, pura essenza. L’Amore, così, la descrisse: – Se il tuo amore non ha condizioni, se assorbe i dubbi e non ha tepidezze; se ami senza esser riamato, se è proprio l’amore che ti rende continuamente felice e con un flusso ininterrotto ti dona pienezza di vita; se trovi la felicità solo nella felicità degli amati, se dai prima che ti sia chiesto e se l’amore è il solo compenso che desideri per ogni fatica, allora puoi lontanamente immaginare quale sia la mia vera Essenza. Se tu riuscissi a comprenderla, ella ti direbbe: figlio mio, più che amare e cercare amore, voglio che tu sia l’Amore stesso. In tal modo, se è l’amore materno che può risvegliare questo miracolo, ti farò madre ed io sarò tuo figlio. Se è un amore sensuale io non mi scandalizzerò mai di esserti amante. Se è l’Amicizia che può così tanto, io sarà il tuo amico più fidato. Ma se è l’amore agli altri, a coloro che sono anonimi, allora, figlio mio, in ognuno di essi vedrai quale veramente io sono e sarai Consapevole, poiché tu stesso lo sei già, dell’Essenza del vero Amore.”

Destino

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Auguri a tutti noi

26 Dicembre 2009 2 commenti

Auguri di buone feste a tutti noi.

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